Lo Shortbus è lo scuolabus che negli USA accompagna a scuola i ragazzi handicappati.
Lo Shortbus è anche un locale off di Ney York dove si entra per passaparola e dove ognuno può essere quello che è o che vuole.
Gay, travestiti, drag, un’umanità allegramente disperata, colorata, orgiastica “come negli anni ’60 ma con meno speranza”.
E quindi avanti, sullo Shortbus c’è posto per tutti: per James e Jamie, coppia gay in crisi che cerca la soluzione nel rapporto a tre, per Sofia, consulente di coppia/sessuologa anorgasmica, per Severine, mistresse così alienata ai rapporti umani che nemmeno riesce a rivelare il proprio nome.
L’inizio, di questa seconda pellicola del provocatorio
J.C. Mitchell, è da manuale: una lunga carrellata su una NY di plastica, sotto l’occhio benevolo (o beffardo?) della Statua della Libertà.
Seguendo il ritmo della musica (ottima colonna sonora), la carrellata plana sulla city in scala ridotta soffermandosi, di volta in volta, sui protagonisti del film.
Un giovane uomo impegnato in un’autofellatio, una coppia che esplora tutte le posizioni del kamasutra, la dominatrice che frusta il cliente.
Mitchell non ci risparmia nulla: organi genitali, primi piani, eiaculazioni, orge e ammucchiate.
Man mano che la narrazione prende corpo, tuttavia, le scene di sesso vengono sfumate, quasi fossero servite all’inizio a mostrarci la carta di’identità dei personaggi per poi essere superate dalla narrazione medesima.
Il primo tempo fila via liscio e convincente: i personaggi si incontrano, le loro vite si intrecciano, la loro disperazione è la disperazione di una New York che si sveglia attonita dopo l’11 settembre (e nessun film americano, a quanto pare, riesce a fare a meno di citarlo).
“A New York tutti vengono per espiare”.
Nel secondo tempo, ahimè, la tensione narrativa cala, le soluzioni si fanno prevedibili, a tratti banali.
Il tentativo di suicidio di Jamie, la redenzione di Severine, la coppia che s-coppia ma che pare trovare nel benevolo reciproco tradimento la soluzione a tutti i mali (nulla di più vicino allo sdoganamento del borghesissimo tradimento travestito da trasgressione).
E dunque?
E dunque guardatevi questo film, provocatorio a metà, riuscito a metà, originale a metà ma che almeno ha il merito di farsi guardare fino alla fine senza far venire l’intenso desiderio di premere il tasto off.
Shortbus, USA 2006
Regia:
John Cameron Mitchell
Con: Raphael Barker, Lindsay Beamish, Justin Bond, Jay Brannan, Paul Dawson, PJ DeBoy, Peter SticklesLee Sook-Yin